Logo LoescherTestata

SCENA

sequenza

inquadratura

tipi di scena

La scena è l’unità base di un racconto cinematografico. Ogni scena è caratterizzata da un’unità di spazio, tempo e azione. Se cambiano le condizioni di spazio e tempo, ovvero se l’azione passa da un luogo a un altro, o da un tempo a un altro, cambia anche la scena. Più scene costituiscono le sequenze del film. Ogni scena dura in media tre minuti, e contiene al suo interno più inquadrature.

Cerchiamo di approfondire.

LA SCENA


La scena è l’unità di base attraverso la quale raccontiamo una storia cinematografica.

È probabilmente l’elemento più importante della sceneggiatura perché contiene la parte di più alto impatto emotivo.

Immagine introduttiva

Una scena è parte di un’unità narrativa maggiore (la sequenza) e può avere al suo interno una o più inquadrature.
All’interno di ogni scena gli elementi principali sono l’azione, il luogo (lo spazio) e il tempo. Il passaggio da un luogo a un altro, da un interno a un esterno per esempio, implica un cambio di scena, così come un mutamento di luce, o il passaggio dal giorno alla notte.
Per definire e descrivere ogni scena dovremo perciò indicare dove si svolge, quando si svolge e come intendiamo far posizionare la macchina da presa. Nello scrivere una sceneggiatura, e quindi nello scrivere la sequenza delle scene, le parole servono per descrivere esattamente come vogliamo le immagini, così come, più in dettaglio, le frasi (i dialoghi, le descrizioni) hanno lo scopo di mettere virtualmente in movimento queste immagini. Ecco perché dobbiamo essere precisi.
Per caratterizzare una scena, può essere utile introdurvi qualche elemento forte.
Quando raccontiamo un film, infatti, spesso gli associamo una o due scene memorabili, di solito collegate a una battuta di particolare effetto, a una frase, a un dialogo. Certamente non avremo difficoltà a collegare queste frasi emblematiche ai loro film:

«E.T. telefono casa»: detto da ET a Gertie in E.T. l’extraterrestre;
«Hasta la vista, baby» detto da Terminator, il killer cyborg proveniente dal futuro interpretato da Arnold Schwarzenegger, prima di finire congelato dall’azoto liquido in Terminator 2 – Il giorno del giudizio (J. Cameron – 1991);
«Il mio tessoro» più volte ripetuto da Gollum ne Il Signore degli Anelli;
«Che la FORZA sia con te»: detto dal comandante Han Solo a Luke, in Guerre stellari (G. Lucas – 1977);
«Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare… navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser (…)», il celebre monologo finale che Roy Batty, interpretato da Rutger Hauer, pronuncia prima di morire in Blade runner (R. Scott – 1982);
O ancora: «Sono il signor Wolf. Risolvo problemi» detto da Wolf quando si presenta a Vincent (John Travolta), Jules e Jimmie, o il famoso riadattamento dalla Bibbia (Ezechiele 25:17), recitato tre volte da Jules (Samuel Lee Jackson) in Pulp Fiction (Q. Tarantino – 1994).

EESERCIZIO

Riporta altre frasi celebri da film che conosci, approfondisci in rete chi le ha pronunciate, chi è l’interprete e qual è la scena cui fanno riferimento.

Esistono molteplici tipi di scene, da quelle di transizione (quando l’azione cambia da un luogo all’altro), a quelle comiche (che servono ad allentare un po’ la tensione). Una buona sceneggiatura deve proporre un’alternanza di tipi di scene.

Tre sono le tipologie più importanti:
La scena espositiva: come dice il nome, il suo ruolo è fornire le informazioni chiave per introdurre la storia e preparare il tono e l’umore delle scene che seguono.Scena espositiva È generalmente la scena iniziale del film, quando vengono presentati il contesto dove si svolgerà l’azione e il luogo, in modo tale che lo spettatore possa capire dove si trova nel racconto, oltre che il momento storico in cui il film è ambientato.
Può avere anche la funzione di intermezzo, per stemperare la tensione e permettere allo spettatore di riprendere un po’ il fiato dopo una scena o serie di scene particolarmente drammatiche. Una scena espositiva dura da pochi secondi fino a qualche minuto, ma generalmente non supera mai i tre minuti.
Vediamo qualche esempio: la scena iniziale di Blade Runner, o di Il Signore degli Anelli, dove vediamo una presentazione del villaggio degli Hobbit, o di Batman dove in maniera analoga vediamo varie inquadrature di Gotham City, teatro delle azioni del film. Esaminiamo meglio la scena iniziale di Blade Runner. La storia si svolge in una Los Angeles devastata dalla guerra atomica: gli esseri umani sono morti o fuggiti verso le colonie spaziali, tutti gli animali si sono estinti, la città è sconvolta da continue esplosioni e da una battente pioggia di polvere radioattiva. Rick Deckard (Harrison Ford), soprannominato blade runner, è un poliziotto incaricato di ritirare un gruppo di androidi che si nascondono in città. Si tratta di copie perfette degli esseri umani, replicanti Nexus 6, ultima meraviglia dell’ingegneria genetica, capaci persino di provare emozioni e di avere ricordi.

Scheda film: Blade Runner EDISCUSSIONE IN CLASSE

Guarda (o riguarda) il film Blade runner. Che cosa può significare rappresentare un occhio senza mostrare a chi appartiene? Quale interpretazione si può dare a questa immagine?

!

La lunghezza standard di ogni scena in un film è, in media, 3 minuti. Può essere molto più lunga, come nel caso di scene di battaglia che possono arrivare anche a 10 minuti, ma in genere una scena che duri 3 minuti è considerata sufficientemente lunga in termini di tempo cinematografico, inteso come tempo in cui uno spettatore fissa lo schermo. È ben diverso dal tempo reale, dove 3 minuti possono sembrare un periodo molto breve. Sullo schermo, 3 minuti non lo sono affatto.

Non è sempre la scena iniziale a esporre o stabilire il contesto narrativo di riferimento. Ad esempio, in E.T. l’extraterrestre, dopo la concitata sequenza del piccolo extraterrestre inseguito nella notte dagli umani (che è l’inizio del film), è la scena che segue che fornisce elementi altrettanto importanti per la comprensione della storia: siamo introdotti all’interno della famiglia di Elliott, ci vengono presentati quasi tutti i protagonisti della storia (oltre a Elliott, Michael e Gertie, il fratello maggiore e la sorella minore di Elliott, e la mamma). La differenza tra le due sequenze è molto visibile: la prima è movimentata e drammatica; la seconda è calma e rassicurante. La brusca differenza di ritmo permette allo spettatore di riposarsi, temporaneamente, e di associare visivamente (in maniera subconscia) i due protagonisti del film, Elliott e E.T.

La scena spettacolare: chiamata così perché serve a velocizzare il ritmo del racconto e a sorprenderci con l’uso di particolari effetti speciali,Scena spettacolare esplosioni, sparatorie, ecc. La scena-spettacolo per eccellenza è l’inseguimento tra automobili o, come nel caso di E.T. l’extraterrestre, tra automobili e biciclette, oppure, come in Guerre stellari e in tanti film di fantascienza, le battaglie aeree tra astronavi. Ne Il signore degli Anelli è spettacolare lo scontro all’ultimo sangue tra i protagonisti e gli orchi di Saruman.

La scena drammatica: la scena drammatica è senz’altro la più importante perché il conflitto è l’elemento centrale del racconto.Scena drammatica È la scena che imprime una svolta al racconto, spinge la trama in una direzione diversa, rivela le intenzioni dei personaggi, produce l’impatto emotivo più forte. La lunghezza di una scena drammatica non è fissa: quello che conta di più è il suo impatto emotivo. La scena drammatica può essere strutturata come una mini storia in sé: presenta una parte iniziale, una centrale e il finale, con un punto alto, un apice, che risolve la scena e spinge la storia in avanti. In questo tipo di scene, normalmente, il nostro personaggio principale vuole qualcosa e deve affrontare degli ostacoli per raggiungerla.
Facilmente avremo allora due personaggi in conflitto tra loro, protagonista e antagonista. Lo schema di base sarà questo: uno vuole una cosa, l’altro si oppone. La prima cosa da fare, quindi, quando si scrive una scena drammatica è determinare quale dei due personaggi ha un chiaro obiettivo da raggiungere e quale si oppone.
Un esempio molto evidente è nel celebre film Tootsie (S. Pollack - 1982), quando il protagonista, lo squattrinato attore Michael Dorsey (interpretato da Dustin Hoffman), reduce da numerose audizioni fallimentari, chiede spiegazioni al suo agente il quale è costretto a rivelargli che, a causa del suo pessimo carattere, nessuno, da Broadway a Hollywood, è più disposto a scritturarlo. È questa la scena chiave del film, perché da qui avviene la svolta: Michael parteciperà a un provino per un ruolo femminile e, proprio in virtù del suo carattere mascolino, forte e polemico, impressiona la produttrice e ottiene la parte.
Il protagonista ha un ruolo attivo: per raggiungere il suo obiettivo (l’amore, l’amicizia, i soldi, il potere, o semplicemente che un altro personaggio faccia qualcosa per lui), cercherà di essere convincente. Nel caso sopra citato, nella scena in cui il nostro protagonista va all’audizione perché vuole quel determinato lavoro, dobbiamo ragionare non pensando che «quella persona vuole un lavoro», ma che «quella persona vuole che il datore di lavoro gli dia un lavoro». Il protagonista sarà di conseguenza rassicurante e simpatico, mentre il datore di lavoro (in questo caso, l’antagonista) sarà reattivo in uno scambio di battute per determinare chi prevale.

Scheda film: Tootsie

Nelle scene drammatiche migliori viene proposto anche un cambiamento psicologico del personaggio. Questo conferisce più spessore, più profondità e realismo al suo carattere. Infatti, se una scena inizia e finisce nello stesso modo, possiamo dire che ha carattere neutro e che di fatto non ha prodotto nessun risultato. Quindi, nel pianificare l’andamento di un preciso capitolo della storia, dobbiamo decidere se gli eventi si risolveranno in modo positivo o negativo per il nostro protagonista. In altre parole, se all’inizio della scena le cose stanno andando bene, sarà più interessante se alla fine della stessa le cose si sono messe male. Ad esempio, se all’inizio della scena il personaggio è felice del suo lavoro, alla fine della scena potrebbe perderlo. O viceversa. Movimentare gli eventi darà più carattere alla trama. Si può anche decidere di far evolvere la storia di male in peggio, o, al contrario, di bene in meglio. L’importante è che ci sia un senso dinamico di cambiamento. Quando scriviamo la struttura base di una scena drammatica efficace dobbiamo quindi:

  • determinare cosa vuole il personaggio nella scena;
  • fare una lista delle sue emozioni, dalla meno intensa alla più intensa;
  • dividere la scena in blocchetti di dialogo in un’alternanza di azione e reazione.

Per esempio: supponiamo di voler descrivere una scena drammatica in cui una donna affronta il marito dopo averne scoperto il tradimento.
Riprendiamo lo schema appena definito e stabiliamo quale sia l’obiettivo della donna tra le seguenti possibili opzioni:

  1. lasciare il marito;
  2. perdonarlo;
  3. costringerlo a farlo andare via di casa.

Supponiamo che l’obiettivo della donna sia costringere il marito a uscire di casa.
Definiamo i sentimenti della donna (la protagonista), in un crescendo dal meno intenso al più intenso:

Stupore Incredulita Rabbia Odio

Impostiamo i dialoghi tra i due attori (protagonista e antagonista) creando un effetto di azione/reazione, in cui aumenta anche la tensione emotiva:

Lei: So tutto.
Lui: Ti giuro. Non è vero.
Lei: Ho le prove. Esci di qui.
Lui: Questa è casa mia.
Lei: Io non ti amo più.
Lui: Sono pronto a ricominciare.
Lei: No. Devi andartene.
Lui: Non posso. Io ti amo ancora.
Lei: Se non te ne vai, chiamo la polizia.

EESERCIZIO

Prova a scrivere una scena drammatica tra due personaggi. Immagina per esempio che un professore voglia interrogare un alunno, che però non ha studiato. Seguendo questo schema, scrivi una serie di battute che rivelino il contrasto e i loro obiettivi opposti. Ad esempio: che tipo di ragioni potrà inventarsi lo studente per convincere il professore a essere clemente e comprensivo con lui?

Inizio pagina ↑